Il progetto: Road2record

Road 2 Record:

una missione, un metodo, un progetto: per battere non uno ma due record su pista: l’ora e l’inseguimento

Il qui e ora

A settembre 2021 il mio record dell’Ora, 48,007km, viene battuto. Difficile ripercorrere passo dopo passo tutte le emozioni che mi travolsero in quelle ore. Feci finta che non mi importasse nulla, che fosse il decorso naturale delle cose, i record sono lì per essere battuti, si dice. Era una bella bugia che mi stavo raccontando, per coprire anche quel senso di laceramento che avevo dentro, come se si fossero appropriati di qualcosa che era mio, che io non ero più nel posto dove ero stata per anni, e che, soprattutto, fossi rimasta indietro. Ferma ai miei 48,007km mentre il mondo guardava ai 49, ai 50km. 

 Il Record dell’Ora non è mai stato un sogno per me, ma una missione. Una missione ben strutturata, con strategia e metodo. Io ora quel metodo lo conoscevo e l’avevo fatto mio. La voglia di poterlo riapplicare e migliorarlo per poter andare a riconquistare qualcosa che era andato perso, in quei giorni, in quei mesi a cavallo tra il 2021 e il 2022 mi sembrava un messaggio universale al mondo, che era appena uscito da una pandemia, ad un mondo che viveva nell’incertezza e nella paura. Ricostruire, con resilienza. Restituire alla comunità un metodo applicabile in ogni ambito della vita per perseguire una strada, un progetto visionario

Nel 2022 decido di voler tentare il Record del mondo dell’Ora, arrivato adesso a 49,254km e, contemporaneamente tentare il Record del mondo dell’inseguimento individuale, disciplina in cui mi sono dedicata con sacrificio e speranza nell’ambito dei miei anni in nazionale. Due record opposti

Due record che delimitano e creano uno spazio tutto mio, con i miei valori, in cui io mi riconosco. Voglio poter raccontare tutto questo, raccontare del mio spazio perché possa creare altri spazi, fantasiosi, diversi, anche lontani da me, ma con la stessa tenacia, la stessa credenza, la stessa visione dell’esistenza.

Il prima

Tra il 2014 ed il 2016 mi divido tra due vite. So cosa vorrei fare ma mi sembra un’assurdità e ancora non trovo il coraggio, non sono abbastanza determinata. E’ ancora un sogno, non una missione. Mi divido tra fare il matematico come post-doc a Trieste e la ciclista in ambito professionistico.

Il 2016 èl’anno della svolta: lasciai la matematica e fondai una mia squadra con lo scopo di battere il record del mondo dell’Ora, una delle performance più prestigiose in ambito sportivo, ma dove la matematica e la scienza trovano larga applicazione grazie agli studi aerodinamici e all’analisi dei dati in circostanze prevedibili come quelle della densità dell’aria all’interno di un velodromo.

Decisi di seguire l’istinto: non solo dedicarmi completamente al ciclismo ma farlo anche in grande. Ero sempre quella che non vede le sfumature tra il bianco ed il nero, che non ha mezzi termini. Tutti pensarono fosse una follia, me compresa. Anzi, non passava giorno che non me lo chiedessi. Eppure, ero felice, mi sentivo nata per fare il Record dell’Ora.

Avevo bisogno però di supporto, che la gente iniziasse a credere in me, a vedere quello che vedevo io, orizzonti e non confini. Diventai in qualche mese una leader di un piccolo gruppo di persone che iniziavano a vedere in me anche una loro riscossa personale. Le persone iniziavano a identificarsi in me. La mia storia iniziava ad ispirare altre storie umane. In fondo, il mondo è pieno di persone che soffrono per una scomparsa di un caro e non sanno come reagire, di persone che vogliono cambiare vita ma non ne hanno il coraggio, di persone che sanno di poter dimostrare qualcosa di importante ma non trovano il metodo per realizzarlo.

Impiegai 2 anni per battere il record del mondo e diventare la primatista mondiale dell’ora, lasciando il mondo del ciclismo nello stupore attonito e nell’imbarazzante e doveroso gesto di complimentarsi per un’impresa storica, ottenuta senza alcun supporto. Avevo speso tutti i miei soldi per poterlo realizzare perché ovviamente non trovai mai sponsor disposti a credere nella favola di un matematico che dice di avere i numeri per poter battere un record del mondo di ciclismo, senza aver praticamente mai praticato il ciclismo.

I costi per poter effettuare un tentativo di record del mondo richiesti dall’Unione Ciclistica Internazionale sono assurdi, servono almeno 50mila euro, giusto per dare una misura di questa assurdità. E, ovviamente, non ci sono premi in denaro. Eppure, io riuscii in qualche modo a dare un seguito economico rimanendo nel ciclismo: era la fine del 2018 e in 20 mesi ci sarebbero state le Olimpiadi di Tokyo 2020. Che poi in realtà di svolsero nel 2021, questo lo sappiamo tutti. Ma a me balenò l’idea di lasciare ancora per quei pochi mesi da parte la Matematica e provare a diventare una vera atleta, non solo un matematico vestito da atleta. Detto, fatto. Dal 2019 al 2021 ho vestito più volte la maglia azzurra e rappresentato l’Italia a Europei, Mondiali e Coppe del Mondo su strada e su pista.

Mancai la selezione per Tokyo, ma è stato bellissimo provarci. La mia crescita come persona è andata oltre ogni mia aspettativa: portarsi oltre i propri limiti, sotto pressione, tra le aspettative di tutti, Fallendo, cadendo, precipitando e rialzandosi sempre, con nuove consapevolezze. Ogni giorno puntava ad essere migliore del giorno passato, facendo di ogni problema un’opportunità di crescita e di apprendimento. A fine 2021 ero pronta a tornare alla matematica.

E adesso?

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