Intervista a Hope Tech: lavoro di squadra per un prototipo perfetto

Pubblicato da R2R il

Mentre gironzolavamo per la fabbrica di Barnoldswick abbiamo chiesto anche una breve intervista a Hope Tech, che produce le bici di Vittoria nel suo quartier generale in UK. Ecco la trascrizione della chiacchierata con Sam Pendred, designer engineer della casa inglese.

Sam, grazie per questa intervista a Hope Tech. Prima di tutto, come avete conosciuto Vittoria?

Non avevamo mai lavorato con lei. Ci siamo incontrati a Londra, stavamo esponendo le nuove bici da pista e da crono delle olimpiadi [la HB.T] che stavamo progettando. Lei si è avvicinata e faceva un sacco di domande, cos’è questo, com’è quello, come funziona, e alla fine ci ha detto “vorrei la vostra bici per il record”. Eravamo contenti, perché la bici meritava qualcuno come lei che cercasse di battere l’Ora, quindi dal nostro punto di vista meno male che ce l’ha chiesto.

A che punto è il progetto, cosa fate di preciso in questo momento ?

In questo momento stiamo provando un po’ di bici da pista, cercando di vedere come sta lei in sella, come vanno, quali sono le prestazioni, soprattutto rispetto alla bici che usava prima. Ieri al velodromo è stata una giornata fantastica, quando è scesa dalla bici aveva un sorriso grande così, era un ottimo segnale. Ora siamo solo nella fase in cui proviamo e riproviamo un sacco di cose. Ci sono innumerevoli variabili, per quanto riguarda il fitting, per capire che materiale userà, anche oltre alla bicicletta. Cose così.

Che cosa farete domani?

Domani andremo a lavorare nella galleria del vento con Sam Smart di Drag 2Zero. Ieri al velodromo Vittoria ha pedalato su diverse bici che pensavamo fossero adatte a lei; si è fatta un’idea delle bici che vuole e di come vanno sulla pista, ma dobbiamo compararle per avere dei buoni dati sulle prestazioni. Proveremo nella galleria del vento tutte le bici su cui ha già pedalato per essere sicuri di trovare la miglior bici per la sua performance, e da lì perfezioneremo la sua posizione per ottenere il massimo guadagno nelle sue prestazioni.

Hope costruisce tutta la bici?

Sì, qui alla Hope facciamo sia il telaio sia le ruote, e ora stiamo iniziando a produrre anche le forcelle e altre componenti. E’ fantastico poter sviluppare ulteriormente tutto questo insieme a lei e migliorare la sua performance. Stiamo anche lavorando con D2Z [abbiamo intervistato anche loro] per cercare la posizione giusta e il giusto setup del cockpit. In pratica forniamo tutto quello che serve in termini di bici.

Puoi raccontarci com’è il processo di costruzione di una bici così, quanto ci vuole, cosa bisogna fare?

[Dopo che il telaio è stato disegnato e progettato] iniziamo mettendo insieme tutto il materiale grezzo, la fibra di carbonio, e lo tagliamo in diverse forme per vedere come si inserisce nello stampo. Bisogna stare attenti a dare la giusta direzione a tutta la fibra per essere sicuri di ottenere una struttura robusta e molto rigida, quello che serve in questo tipo di disciplina.

Poi disponiamo tutto nello stampo, nei punti giusti, e applichiamo calore e pressione per creare il telaio e perfezionare il materiale dandogli la forma finale. Tutto deve essere strutturalmente perfetto. Per l’intero processo, dal taglio del materiale fino alla rifinitura e tutte le micro modifiche, incluso mettere le decals, direi che ci vogliono dalle 40 alle 50 ore di lavoro come minimo. Per una persona sola ci vorrebbero due giorni soltanto per mettere il materiale nello stampo: è un processo molto intenso, ma bisogna farlo con la massima cura. Posizionare correttamente il materiale nello stampo è fondamentale per ottenere qualcosa all’altezza di quello che cerchiamo.

Qual è la parte più difficile del tuo lavoro?

Sarò onesto, in realtà sono molto fortunato, ho sempre voluto progettare bici e lavorare sulle bici… certo, ci sono alcune cose noiose, come quando ti siedi a tavolino per fare schizzi di qualche piccola mofidica da fare su qualche foglio di fibra, o quando devi limare un millimetro sullo spigolo – quello può essere decisamente noioso. Ma sinceramente quando lavori su qualcosa così, che hai sempre voluto, beh, diciamo che non ci sono giornate no a lavoro, mi piace venire qui ogni mattina. E lavorare su progetti come questo, con persone che cercano di superare un record del mondo, è fantastico.

Ultima domanda: che cosa ti entusiasma di più di Road2Record?

Prima di tutto la storia che c’è dietro un tentativo del record sull’Ora. Tutto il lavoro che c’è dietro le quinte, perché stai provando a pedalare per solo un’ora, ma quando capisci quanti mesi, quanti anni, tutte le ore di lavoro che confluiscono in questa singola ora, tutto questo ti motiva ancora di più e ti concentri totalmente sull’evento. E’ una delle più belle cose che si possono fare. Farlo attraverso Hope, essere parte di questa impresa con il nostro materiale e insieme a Vittoria, è semplicemente qualcosa che non possiamo non fare. A dire il vero speravamo che succedesse qualcosa di simile: quando è arrivata Vittoria non vedevamo l’ora di iniziare a lavorare al progetto per darle tutto ciò che serve per raggiungere l’obiettivo.

Ringraziamo Sam per questa intervista a Hope Tech e gli auguriamo un buon lavoro!


1 commento

Intervista a D2Z: un tunnel del vento per la perfezione aerodinamica – Vittoria Bussi · 26 Novembre 2022 alle 10:44

[…] il setup esistente, cioè quello di 3-4 anni fa; da lì abbiamo iniziato a testare la bici Hope [abbiamo intervistato anche loro] perfezionando la posizione alla ricerca della configurazione con cui abbiamo la minor resistenza. […]

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