Breve storia dell’Ora su pista: record e donne straordinarie. 

Pubblicato da R2R il

La storia del record femminile dell’Ora su Pista è divisa in tre grandi periodi. E’ una storia affascinante, ricca di imprese sportive ma ancor più ricca di donne decisamente fuori dal comune.

1 . Le grandi pioniere (dal 1893 al 1955)

La prima recordwoman è Mademoiselle de Saint-Sauveur, che a luglio 1893 a Parigi corre 26,012km sulle assi di legno del Vélodrome Buffalo. “Pas mal, hein?” scrive il corrispondente de L’écho. Saint-Sauveur si ferma ben tre volte, prima per cambiare bici in seguito a una foratura, poi per allentare la cintura dell’abito diventato troppo scomodo, infine per bere. A quest’epoca i velodromi sono tutti diversi, non esiste uno standard di lunghezza né di materiale della pista. La pista in legno del Buffalo, per esempio, è lunga 333 metri, poi ridotti a 300 a cavallo del secolo.

Manifesto antico del Velodrome Buffalo

Foto: manifesto del Vélodrome Buffalo di Parigi

Appena un mese dopo, Renée Debatz batte il record di Saint-Sauveur. La sua forza? Semplicemente non fermarsi, cosa che la porta a 28,019km, pedalati con ampi vestiti non propriamente aerodinamici. Il suo record regge un paio d’anni, ma a ottobre del 1895 è la belga Hélène Dutrieu – ciclista a tutto tondo e pioniera dell’avventura, anche nell’aviazione e in imprese che oggi sarebbero da RedBull. Hélène aggiunge qualche giro e arriva a 28.780km, questa volta a Lille. 

Fotografia antica di Hélène Dutrieu

Foto: Hélène Dutrieu.

Solo pochi anni dopo, nel 1897, Louise Roger fa fare un balzo in avanti al record, arrivando a 34,684km e riportandolo al velodromo di Parigi. E’ il suo primo tentativo di record, e la grossa differenza rispetto alla precedente fase è dovuta ai vestiti: anche le donne iniziano a pedalare con abbigliamento aderente.

Tocca poi a un’italiana, a Torino nel 1911: Alfonsina Strada, già celebre ma destinata a diventare una vera leggenda del ciclismo femminile in Italia e in Francia, percorre 37,192km al velodromo di Moncalieri.

Tre fotografie di Alfonsina Strada

foto: Alfonsina Strada.

2. l’arrivo dell’UCI (1955-2014)

Le due guerre mettono da parte la questione del record, che torna alla ribalta nel 1952, nuovamente in Francia: Jeannine Lemaire pedala per 39,735km. Dopo più di quarant’anni, un magro miglioramento rispetto all’italiana.

A questo punto la storia cambia: l’UCI inizia a gestire il record, portando ordine e caos allo stesso tempo. La prima donna a batterlo è la russa Tamara Novikova con 38.173km: per qualche ragione, l’UCI ignora il record di Lemaire. Il record torna quindi in Italia, al Vigorelli di Milano; ma anche qui Renee Vissac (38,569km) e Millie Robinson (39,719km) non raggiungono Lemaire: bisogna aspettare il 1958 per superarlo, quando Elsy Jacobs pedala per 41,347km. 

Lo step successivo è nel 1972; dopo Eddie Merkx a Città del Messico, il record è di nuovo italiano: Maria Cressari, detta “Merkx in gonnella”, percorre 41,471km (100m più di Jacobs). Cressari infila una incredibile striscia di primati mondiali oltre a quello dell’Ora: sui 5, 10 e 20km, tutti stabiliti in Messico, e anche 100km, due anni dopo al Vigorelli. Arriva poi il record di Keetie van Oosten, pluricampionessa del ciclismo su strada e su pista: 43,082 è la distanza, a Monaco nel 1978.

Solo il nuovo millennio sblocca una nuova ondata di tentativi: Anna Millward a ottobre 2000 a Melbourne aggiunge 500m, arrivando a 43,501km. Il mese successivo Jeannie Longo a Città del Messico sfonda il muro dei 44km e si avvicina addirittura ai 45, con 44,767km. Un mese dopo ci riprova e sfonda anche quello: 45.094km, sempre in Messico. E’ l’ultimo record stabilito con una bici in acciaio. Tuttavia l’ultimo di questa fase è olandese (anche se stabilito sempre in Messico), di Leontien Zijlaard-van Moorsel, con 46,065km nel 2003.

Jeannie Longo, ciclista su pista

Jeannie Longo

3. la fase contemporanea

La separazione dei record

Perché ultimo record? Perché da questo momento la storia del record femminile dell’Ora su pista si complica, dato che l’UCI distingue due record paralleli: quello originale e quello “best human effort” in cui è consentito usare prototipi di ogni foggia, sia al maschile che al femminile. Uomini e donne provano ogni tipo di soluzione tecnica e di posizione, incluse quelle “superman” e quella a braccia conserte. tuttavia, a quest’epoca l’Ora su Pista non suscita grande entusiasmo.

il ritorno al passato: Unified Record

L’interesse per la disciplina ritorna intorno al 2014, quando il record “best human effort” diventa lo standard dell’UCI, rinominato “unified record”.

La prima recordwoman di questa fase contemporanea è Sarah Sorey, che nel 2015 stabilisce alcuni record secondari (Masters 35-39 anni, record nazionale) ma non riesce a superare Van Moorsel. Lo stesso anno, però, ci riesce l’americana Molly Shaffer Van Houweling, diplomata ad Harvard e tra le fondatrici di CreativeCommons : dopo aver lavorato presso la Corte Suprema a Washington, si dedica al ciclismo e sancisce il nuovo primato, 46,088km. Purtroppo per questioni amministrative legate alle tempistiche del passaporto biologico il suo record non può essere ratificato; deve riprovarci a fine stagione e ci riesce, battendo Van Moorsel di 200mt con 46,273km.

Il suo record comunque dura ben poco, soffiato 4 mesi dopo dall’australiana Bridie O’Donnell, ad Adelaide: O’Donnell si avvicina al km successivo, con 46,882km, un nuovo primato tra l’altro a livello del mare. E’ un periodo vivace per il ciclismo su pista, e anche il suo primato dura pochissimo: nell’aria rarefatta del Colorado, Evelyn Stevens frantuma il record precedente raggiungendo 47,980km. Anche lei come tutte le altre recordwomen è un’outsider, una professionista prestata al ciclismo. Diplomata a Darthmouth, è analista alla Lehman Brothers prima di dedicarsi al ciclismo a tempo pieno. In effetti, sono molte le atlete che si dedicano a vario titolo alle questioni di parità di genere: Bridie O’Donnell, ad esempio, è direttrice del Gender Equity Project presso il governo della sua regione. 

“Volevo dimostrare che il lato femminile della disciplina è identico a quello maschile”. Joss Lowden 

Il record successivo è solo a metà: nel luglio del 2017 la neozelandese Jaime Nielsen manca quello di Stevens, ma supera quello di O’Donnell a livello del mare. Appena un paio di mesi più tardi Vittoria Bussi fa il suo primo tentativo a Città del Messico, mancandolo di circa 400mt. Ci riprova e ci riesce a settembre 2018, dopo aver rinunciato il giorno prima dopo aver girato 40 minuti. Il primato mondiale torna in Italia, con i suoi 48,007km, appena 27mt più di Stevens: praticamente 1/10 di giro. Se prima Vittoria gareggiava nel ciclismo stradale, dopo il record decide di dedicarsi esclusivamente alle competizioni di TT, come la Chrono Des Nations, Ljubljana-Domzale-Ljubljana e il Campionato Nazionale Italiano.ciclista su bici da cronometro

4. E ora, Road2Record.

Qui inizia la nostra storia, un nuovo capitolo della storia del record femminile dell’Ora su pista. Joss Lowden a settembre 2021 batte il record di Vittoria con 48.405km a Grenchen, in Svizzera. “Volevo dimostrare che il lato femminile della disciplina è identico a quello maschile” dichiara, “Le nostre gare sono emozionanti allo stesso modo.’ Infine, nel 2022, sponsorizzata da Trek, Ellen van Dijk supera la barriera dei 49km sempre in Svizzera, con 49.254km. Ora tocca a noi, ora – ancora una volta – tocca a Vittoria.

Fonti:

Tabella storica del record

Fonte: wiki


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